La favola del mostro Mangiarighe

Il mostro mangiarighe: una favola di calze a righe

Scrivere favole per bambini è un grande onere e onore… ecco la mia del mostro mangiarighe!

Nella terra di chissàdove e al tempo di mai più, c’era un signore un pò serio e un pò triste. Era in mezzo a tanta gente ma si vedeva che in fondo si sentiva solo.

Un bel giorno incontrò una signora con le calze a righe e fin dal primo istante capirono che insieme potevano fare grandi cose, così la signora dalle calze a righe regalò al signore che aveva incontrato sulla sua strada delle calze molto belle uguali uguali alle sue! Diventarono subito “amici di righe” e si divertivano un mondo insieme… giocavano, ridevano ed erano molto felici.

Un giorno però, arrivo il temibile mostro Mangiarighe, feroce e avido di colori rigati. Così i due si nascosero in fondo ad un bosco fitto fitto per non essere trovati. Entrambi avevano tanta paura e non volevano lasciare che le loro righe venissero risucchiate dal mostro, non l’avrebbero permesso, non sarebbero più stati così felici.

Passò un giorno e un altro e un altro ancora, il pericolo sembrava quasi scampato, ma un pomeriggio assolato la testa grigia del feroce mostro fece capolino all’orizzonte. Sapevano che affrontandolo insieme avrebbero potuto sconfiggerlo, così tenendosi per mano rimasero immobili fino all’arrivo del Mangiarighe.

Era più grande e cattivo di quanto avevano immaginato, guardava le loro calze e perdeva bave appiccicose lungo il cammino, si avvicinava a passi pesanti che facevano tremare tutto… davanti a loro due enormi zampe striate di ogni colore dell’arcobaleno.

Un lungo brivido correva giù per la schiena, ma rimasero uniti ripensando al piano che per giorni avevano studiato, volevano affrontare quel brutto mostro. Tolsero in fretta le loro bellissime calze e le legarono insieme. Si misero ai due lati del mostro e presero la rincorsa… giunti alle caviglie del mostro, la signora ebbe un ripensamento e s’impaurì. In seguito alla sua esitazione il signore dalle calze a righe mollò la presa e corse su una collina poco distante. La signora invece cominciò a correre, ma il mostro attirato dalla lunga fila di calze colorate sventolate nel vento, la seguì senza esitazione.

Più lei correva, più lui arrivava vicino, così presa dal panico lasciò le calze e corse via lontano senza mai voltarsi. Il signore aveva visto tutto, ma non scese mai dalla collina.
Il mostro fece una scorpacciata di colori rigati poi se ne andò… lasciando le calze a terra pallide e spente.

La luce entrò nella stanza dapprima flebile poi a poco a poco vigorosa…
un’altra mattina, un’altra alba senza di lui…

In pochi minuti il sole illuminò la stanza, la stessa stanza nella quale condividevano sogni colorati. Un sospiro. La signora pensò di uscire per fare una passeggiata, era triste, aveva perso le sue bellissime calze a righe e ancor peggio l’amore con il quale le condivideva.
Decise di scrivergli all’ombra di un pino, di far recapitare un messaggio sulla collina perchè lui sapesse, perchè capisse che senza di lui non avrebbe mai più indossato quelle calze.

L’aveva rivisto per caso alcuni giorni prima, lui era freddo, lo sguardo di ghiaccio, schivo, come quando l’aveva incontrato per la prima volta. Scrisse una lunga lettera di sogni e speranze, la affidò ad un pappagallo dalle piume folte e ambrate che conosceva bene la foresta. Lo accarezzò e gli chiese con voce tremante di volare come non aveva mai fatto prima e portare al signore quella piccola busta.

Attese una risposta… ma non arrivò… così, attese ancora… e ancora… e ancora.
Passarono i mesi e un giorno d’inverno, la signora uscì di casa, comprò un nuovo paio di calze a righe… e poi un’altro il giorno seguente e un’altro ancora, ma non le indossava mai, le ripiegava con cura, le riponeva nell’armadio. Stava ore davanti alla finestra guardando il bosco e ripensando all’immensa gioia che quell’uomo aveva portato nella sua vita. Collezionava calze aspettando il giorno in cui sarebbero stati ancora felici insieme.

Era arrivata di nuovo primavera, gli alberi in fiore profumavano l’aria e riscaldavano il cuore. Il vento era leggero, una giornata perfetta. La signora sistemò casa, poi aprì l’armadio e guardò le calze. Erano centinaia ormai, le sarebbero durate tutta la vita e oltre. Ma lei in ogni caso non le avrebbe mai messe, mai.

Mentre scrutava i colori, il cielo si oscurò, divenne buio. Per un’attimo pensò ad una nuvola, o un dirigibile, ma in pochi attimi sentì gridare in strada… il mostro era tornato!
Il cuore le salì in gola. Chiuse subito l’armadio e vi spinse contro il letto, cercò di prendere fiato e di non sembrare turbata. Il mostro nel frattempo si era allontanato e si dirigeva verso il bosco.
Lei era felice, finalmente le sue calze erano al sicuro, ma se il signore fosse sulla collina?
E se non si fosse accorto dell’arrivo di Mangiarighe?

Corse più forte che poteva, in mezzo agli alberi e ai cespugli, graffiandosi con i rami, arrivò con parecchio vantaggio sul mostro, che nel frattempo si era fermato a casa di un boscaiolo per depredarlo. Prese fiato e salì sulla collina, piano piano vide nascere una casa …il tetto, le finestre, la porta… era lui! Si era costruito una casetta sulla collina. Arrivò alla porta indecisa sul da farsi, non sapeva se bussare, chiamare, chiedere permesso, ma all’improvviso si ricordò del pericolo quindi entrò con passo deciso.

C’era una bella cucina verde, un divano rosso, era ordinata e pulita… ma non c’era nessuno.
Forse dormiva? Entrò in camera aprendo piano la porta, il letto era disfatto e una bellissima tenda a righe era appesa davanti alla finestra per non far entrare la luce. Ecco da cosa era stato attirato il mostro! Neanche qui trovò il signore… ma vide in un angolo un armadio uguale al suo, la curiosità prese il sopravvento e lo aprì… ciò che trovò dentro fu semplicemente incredibile.

Centinaia e centinaia di calze a righe, nuove di zecca, come le sue. Tanti colori e tante sfumature.
La gioia per quella scoperta fu incontenibile, un sorriso le si allargò sul viso e una lacrima le solcò la guancia. Lo richiuse, decise di fermare il mostro e proteggere quel piccolo tesoro ad ogni costo.

Si voltò di scatto e davanti a lei c’era il signore, che la guardava con sospetto. Lei si spaventò, sembrava arrabbiato, non riuscì ad aprire bocca. Voleva dare una spiegazione. Guardandolo non potè fare a meno di pensare quanto fosse bello e dolce, anche con il viso imbronciato e scuro. Non riuscì a trattenere le sue emozioni e corse ad abbracciarlo. Lui rimase immobile, rigido. Lei non poteva credere di respirare ancora il suo odore.

Si staccò e cercò di spiegare il motivo del suo improvviso arrivo, ma mentre parlava si sentivano già pesanti passi dirigersi verso di loro.
Tremarono.

Si guardarono e senza parlare capirono cosa c’era da fare. Aprirono l’armadio e cominciarono ad annodare le calze come avevano già fatto in passato, questa volta però erano davvero tante.
All’arrivo del mostro una catena di centinaia e centinaia di calze era pronta ad aspettarlo, questa volta non avrebbero fallito, non potevano, ne erano sicuri entrambi.

Cominciarono a correre giù per la collina e stavolta agganciate le caviglie del mostro, continuarono a corrergli intorno fino a quando il Mangiarighe non cadde a terra… oramai era legato come un salame.

Si guardarono. Esplose una risata. Piano piano le calze assorbirono i colori che il mostro aveva mangiato e diventarono luminescenti. Il mostro era visibilmente senza forze, così lo slegarono e lo assicurarono ad un albero con una corda spessillima. Attesero un attimo e poi entrarono in casa e parlarono parlarono parlarono per due giorni interi. Quando ne uscirono si presero per mano e si diedero un dolcissimo bacio.

Era un giorno d’inizio ottobre, fresco e luminoso. Lei era in camera, semplicemente raggiante, con un splendido sorriso e un bellissimo vestito indosso. Fuori c’era il signore che l’aspettava, con la sua auto scura e gli occhi brillanti. Dietro alla macchina erano attaccate file e file di calze a righe coloratissime con al fondo dei barattoli.

Lei scese di corsa caricò le valige e salì in macchina, salutarono tutti e partirono insieme guardando avanti senza voltarsi, felici e pronti per nuove avventure.

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