Centro Ecumenico di Agape: una perla tra i monti

Centro Ecumenico di Agape: una perla tra i monti

Oggi vi portiamo in mezzo ad una valle piemontese, la Valle Germanasca, dove a 1600 metri, si cela il Centro Ecumenico di Agape.

Ho cercato a lungo una definizione precisa di cosa è esattamente il centro di Agape, ma non sono riuscita a trovarne una unitaria e concisa. Posso dire che è sicuramente un luogo di riunione, di matrice valdese, ma decisamente aperto a qualsiasi professione e credo, la cui architettura  ne rispecchia la filosofia.

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Nel secondo Dopoguerra venne stabilita la realizzazione di un centro ecumenico internazionale nelle valli valdesi, nei pressi di Torino.

Venne quindi realizzato, sotto la guida del pastore (ed in seguito Senatore della Repubblica) Tullio Vinay, il centro ecumenico di Agape.

La parola agapè deriva dal greco e significa “amore comunitario ed unito”: il senso di agapè è proprio quello di portare una fratellanza mondiale, che unisca chiunque al di là di religione, politica e sesso. Il Centro Ecumenico di Agape difatti da sempre ospita dei campi di discussione, condivisione e lavoro che hanno temi sia religiosi, politici, femministi e di orientamento di genere. Lo spirito della comunità è che tutti e tutte siano i benvenuti, uniti dal sentimento di agapè (amore) nelle loro diversità.

La comunità del centro non è fissa: oltre alle persone ospitate durante i week end o i campi di lavoro, vi è una struttura di volontari, il gruppo residente, composto da una decina di persone, giovani donne e uomini che provengono da diversi paesi e da diverse posizioni di fede o di non fede. Sono coloro che si occupano di coordinare l’intera vita nel centro.

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L’architettura del Centro Ecumenico di Agape gioca un ruolo fondamentale in questo contesto: essa è stata pensata in funzione delle necessità che si auspicavano per vivere ad Agape.

Il progetto è di Leonardo Ricci, un architetto italiano Medaglia d’oro alla Triennale di Milano del 1957, allievo di Michelucci. Ricci era un convinto oppositore dell’architettura di Le Corbusier, a suo dire troppo standardizzata, poichè la sua filosofia era invece quella di un’architettura che valorizzasse i rapporti della comunità e il rapporto col paesaggio. Il centro di Agape ne è la massima espressione.

Le casette e l'intera struttura del centro, con una copertura monofalda

Le casette e l’intera struttura del centro, con una copertura monofalda

Il Centro Ecumenico di Agape non è stato progettato come un comune centro polifunzionale e d’incontro, ma è un luogo in cui si recepiscono idee dall’esterno, si riesce ad essere originali e si fa educazione e pedagogia; la struttura stessa ne facilita l’incontro, poichè è stata costruita in modo da favorirlo.

La struttura è pensata per un pubblico dotato di spirito di adattamento: nuda e spartana, ha tutto quello che serve senza fronzoli aggiuntivi. Uno dei punti fondamentali è l’integrazione dell’edificio con la natura, è infatti costruita essenzialmente in pietra e legno. Il progetto è altamente simbolico: i tetti puntano al cielo, le finestre sono ampissime e si affacciano sulla natura circostante e la pianta dell’insieme rappresenta un timone.

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Le casette

Le casette

La struttura è composta da un caseggiato centrale dotato di ascensore, in cui sono presenti un ampio salone a pian terreno e camere per un massimo di 25 persone, al primo piano. Sono poi presenti tre caseggiati minori con a disposizione 8 stanze in ogni caseggiato. L’intero centro è collegato da gradinate coperte che mettono in comunicazione casette, spazi comunitari e spazi di servizio. L’architetto Leonardo Ricci, che era incline alla contemplazione mistica, aveva progettato i dormitori come un alveare in cui, di notte, ognuno sta da solo a meditare nella propria celletta. Tuttavia uno dei difetti di Agape, ad oggi, è che non ci sia luogo dove stare isolati in silenzio: c’è un continuo confronto, un vantaggio per la comunicazione.

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I panni stesi nel matroneo della Chiesa all’aperto

Questa comunicazione ruota intorno a due luoghi principali: il salone centrale, perno della vita comunitaria al chiuso e la chiesa all’aperto, luogo sacro e profano allo stesso tempo.

Il salone centrale ha la pianta a croce latina e il suo spazio interno, che dovrebbe essere di raccoglimento è piuttosto tutto verso l’esterno. Parte della politica di trasparenza (letterale!) che c’è nelle casette, nelle stanze senza porte (aggiunte in seguito, ma senza chiavi) è esplicitata al massimo nel salone, tutto in pietra e legno, simboli di vicinanza alla natura.

La chiesa all’aperto invece, usata per funzioni religiose ma anche come spazio di gioco estivo, è stata realizzata in completa fusione con la natura, in modo da eliminare qualsiasi soluzione di continuità.

Una foto pubblicata da Violetta Breda (@violettabreda) in data:

Io sono stata al Centro Ecumenico di Agape in occasione del Campo Lesbico la scorsa Pasqua, un campo aperto a tutte le donne della comunità LBTQ, ma non solo! Ho avuto il piacere di tenere un laboratorio a nome di Hollaback Italia, movimento internazionale che si occupa di fermare le molestie nello spazio pubblico.

Quest’anno si ripropone, sempre a Pasqua, con laboratori interessanti tenuti da amiche che vi consiglio di conoscere, come per esempio il laboratorio della fotografa veneziana Yamada Hanako (non perdetevi il suo studio con Alex Hai “La Gondoliera”) e quello di Lara, in arte Il Broccolo Volante, una premiatissima illustratrice: le iscrizioni si sono appena aperte!

Consiglio a tutti di regalarsi una settimana senza connessione internet, in mezzo alla natura, al rispetto e alla condivisione. Perchè per me Agape è un’architettura che ti cambia dentro.

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La scritta in greco “Agapè non verrà mai meno”

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