Roberta Penzo: intervista alla designer, stile versatile e delicato!

artista designer roberta penzo

Roberta Penzo è una giovane designer vicentina dai molteplici interessi artistici, accomunati da uno stile versatile e delicato, che evoca la primavera, la femminilità ma anche la forza e la determinazione. Guardando i suoi lavori, che toccano l’ambito della pittura, illustrazione e ceramica, ho notato che questo traspare dai suoi dipinti: colori caldi, di terra, intervallati da segni grafici sottili e forti. Estremamente comunicativi.

La pittura cosa significa per te? Cosa cerchi di trasmettere attraverso i tuoi quadri? 

Per me è un linguaggio fatto di materia concreta, segni e colori: è un linguaggio che descrive immagini evocative, racconta di parole e pensieri nostalgici e intimi. Degli sguardi come flash del paesaggio che amo, il paesaggio rurale e naturale padano.

I miei quadri nascono da una struttura al cui interno costruisco delle alternanze tra messe di colore, che definiscono i pesi, e ampi spazi acquerellati (“acquette”), che creano momenti di respiro. Sopra a questa struttura creo un legame tra le parti, con graffi e segni a matita o pastello. Alterno delle masse grezze a piccole aree molto ricche di particolari (impastature con acquette sbavate e dorature sovrapposte a pennello secco) aree in cui, secondo me, si concentra la preziosità dell’opera. Insomma con questi elementi creo il mio linguaggio pittorico che a volte parla di sensazioni di pesantezza, altre volte di leggerezza, a volte racconta di confusione di pensieri e altre volte racconta la necessità di ordine e silenzio.

A che età hai cominciato a dipingere? E’ stato questo il tuo primo approccio al mondo dell’arte o ti attirava altro? 
Ho sempre disegnato e pasticciato con i colori e la materia da quando esisto, ma il momento decisivo per me è stato alle scuole medie. Stavamo studiando gli impressionisti e la maestra ci aveva fatto provare a dipingere con la tecnica delle pennellate corpose e accostate. Io avevo dipinto una casa nel bosco. Mi era riuscita particolarmente bene e ne ero stupita. Quel dipinto l’ho incorniciato perché è grazie a lui che ho capito cosa avrei voluto davvero fare nella vita. Da quel momento ho sempre cercato di seguire quella strada.

A quale corrente artistica senti di appartenere?
Mi sento di appartenere alla corrente che si ispira all’informale.

E quali sono gli artisti e i luoghi che ti hanno fatta crescere e da cui trai ispirazione? 
Gli artisti che amo di più e da cui traggo ispirazione sono Tàpies, Burri, Rothko, De Steal, Rauschenberg, F.Kline, Bacon, ma anche andando più indietro nel tempo Schiele, Toulouse-Lautrec, i Macchiaioli, gli Impressionisti e Caravaggio. Per quel che riguarda i luoghi…da ogni luogo si può trarre un’ispirazione, io ne ho trovata nelle città e nelle mie campagne. La serie di dipinti “minimalismi” è una successione di lavori per me molto importanti e completamente ispirata dalla nebbia invernale nella campagna veneta. Il Veneto è una splendida regione d’Italia: parlami del tuo percorso formativo.

Noti una correlazione tra Venezia e Parigi? Differenze? In che modo ti hanno influenzata? 
Studiare pittura all’Accademia e vivere a Venezia è stata un’ esperienza bellissima che rifarei certamente. Venezia ha avuto una grossa influenza sulla mia formazione. La città di Venezia, con la sua atmosfera estremamente poetica e i suoi ritmi di vita dinamici ma allo stesso tempo rallentati, ha saputo accompagnare perfettamente la mia ricerca e riflessione sulla pittura.

La vita a Parigi è stata esplosiva. La città offre tantissimi stimoli, gli eventi artistici sono incredibilmente numerosi e di ogni genere. Parigi è grandiosa, piena di negozi di libri d’arte, di cinema, teatrini di quartiere. Ovunque si respira un’aria piena di energia…il tutto in ordine ed equilibrio tipicamente francese. Parigi mi ha arricchita moltissimo. Vivo a Venezia e noto come questa città mi trasformi pian piano. Hai definito alla perfezione la sua capacità di nutrire l’anima di ciascun abitante.

La Scuola di Murano ha influito sul tuo intero percorso? L’arte del vetro ha cambiato il tuo approccio verso le altre forme d’arte? 
Studiare vetro soffiato a Murano mi è piaciuto molto, purtroppo non ho avuto occasione di continuare a praticare la soffiatura a causa dei grandi costi che comporta. L’approccio col vetro è stato molto interessante. Praticare la difficilissima arte della soffiatura mi ha fatto capire ancora di più il valore della tecnica e della “maestria”, aspetti che, per quel che mi riguarda, meritano più attenzione di molte forme d’arte contemporanea che hanno più a che fare con l’improvvisazione che non con l’arte vera e propria. Ma questo è solo il mio punto di vista.

Mi pare di capire che ti piace sperimentare. 



Cosa vedi nel tuo futuro?
Si, sperimentare mi piace molto! Nel futuro più prossimo ho in programma di dipingere nuove tele, mettendo in pratica alcune idee che ho in testa e continuare con la pratica della ceramica. Un obiettivo che mi sto dando e quello di inserire le mie creazioni nell’arredamento, dunque progettare inserti in ceramica per muratura, o pannelli divisori per stanze, ante di armadi dipinte, insomma una vera e propria invasione della pittura nel quotidiano!

Non vediamo l’ora, dunque, di ammirare la creatività di Roberta nel difficile campo del design degli interni. Intanto la ringrazio moltissimo per il tempo che ci ha dedicato e invito tutti voi a visitare il suo sito! robertapenzo.com

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