MAST: Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia

MAST Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia
Lo scorso 7 giugno, la Fondazione MAST di Bologna ha aperto le sue porte e i suoi segreti a pochi fortunati visitatori, e io c’ero!

MAST, Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia è un centro polifunzionale nato per volontà dell’imprenditrice Isabella Seràgnoli, presidente del Gruppo Coesia, azienda leader nel settore della meccanica di precisione.

Mission della giornata:

  • mostrare’ l’edificio, attraverso una visita guidata;
  • spiegarlo‘ con una serie di interventi tenuti da architetti, ingegneri, imprenditori,
  • fornitori… che hanno partecipato alle diverse fasi costruttive e finali; ‘viverlo’,
  • interagendo con gli spazi costruiti e non.

Architettura: L’ingresso all’edificio avviene tramite due grandi rampe che dall’esterno portano alla Gallery. Rampe che vogliono rappresentare la connessione tra l’impresa e la città, due mondi che si mettono in relazione attraverso un percorso continuo e fluido.

Percorrendo la rampa si passa da uno spazio totalmente aperto e luminoso ed uno più basso e buio, ritrovandosi in una piazza esterna ma coperta da uno dei tanti corpi aggettanti dell’edificio.

Da qui si accede alla Gallery, uno spazio moderno e luminoso, diviso in due ambienti: una sala dimostrativa e interattiva, che mostra il lavoro dell’azienda, ed una sala espositiva.
Nella prima sala, occupata da installazioni e pannelli interattivi, ci si può divertire vedendo come funzionano gli ingranaggi e come nascono le macchine industriali.

Già l‘ingresso è molto suggestivo ma la cosa più mi ha colpito è un’installazione a soffitto. Un ‘trenino’ su dei binari a vista, dove scorrono parole luminose di benvenuto e presentazione.

Il percorso porta poi nella seconda sala, dove sono ospitate la Collezione MAST di fotografia legata al mondo dell’industria e la mostra di Erich Lessing: Il lavoro e i lavoratori dopo la guerra (fino al 27 luglio).

Qui la struttura dell’edificio riprende e continua il tema della rampa: la sala si articola infatti lungo un percorso in salita dove ad intervalli si aprono le sale espositive. Un ambiente elegante ma semplice con pavimento in legno, pareti bianche e parapetti in vetro.

Percorsa tutta la sala, salendo, ci si trova nel punto più alto dell’edificio: il salone principale. Un ampio salone raggiungibile da tutti i punti della struttura, una sorta di centro di scambio e connessione tra le parti. Una pazio che ho paragonato alla versione moderna delle antiche sale da ballo e da ricevimento dei palazzi imperiali. A dominare lo spazio c’è un favoloso pavimento, opera del Laboratorio Morseletto di Vicenza, che spezza la monocromia dell’ambiente inserendo piccoli decori neri.

Lasciata questa immensa sala alle spalle si entra nella zona dell’Accademy, dove ci sono le sale per gli studi e le riunioni, pensate per la formazione e la crescita professionale dei dipendenti e dei collaboratori dell’azienda. Inutile dirvi che sono bellissime, modernissime e molto tecnologiche con schermi, lavagne e computer che molti invidierebbero.

Da qui attraverso una scala, grande ma nascosta, ci siamo ritrovati al punto di partenza, nella piazza in cima alle due rampe d’ingresso.

Ridiscese le rampe e costeggiato l’edificio sulla destra siamo entrati nel Nido: asilo per i figli dei dipendenti ma non solo. Il Nido si distingue dal resto dell’edificio per la forma e i materiali, scelta stilistica dettata dalla diversità d’uso a cui è destinato.

Un grande spazio sviluppato in lunghezza, dove dominano forme più armoniche,  organiche ma soprattutto ci troviamo in un ambiente più colorato e aperto verso l’esterno. Lo spazio del Nido è facilmente riconoscibile dall’esterno per il rivestimento colorato della facciata, composto da lamelle di ceramica colorate, opera di Casalgrande Padana.


Il Nido è il posto dove ci siamo trattenuti di più perchè con i suoi bagnetti a misura di bambino, i lettini per i riposini, i laboratori, i giochi e l’atmosfera molto rilassante ha fatto colpo su tutti! Davanti all’asilo si trova il centro Wellness, fornito e gestito da Technogym, per veri intenditori!
La palestra si sviluppa su due piani ed è internamente divisa per zone in base alla tipologia degli attrezzi e le sale per il corpo libero.

Ripassando dall’esterno ci siamo diretti al Ristorante aziendale, collocato all’esterno vicino allo specchio d’acqua e sotto al grande volume dell’Auditorium. Lo spazio del ristorante, che  comprende le cucine e una sala ristorante con 400 posti a sedere, è un grande ambiente luminoso con una parete vetrata che si affaccia sullo specchio d’acqua e guarda la grande scultura Old Grey Beam di Marc di Suvero.

La visita si è conclusa nella grande hall al secondo piano dove dopo una pausa, con caffè e pasticcini, ha avuto inizio la conferenza nell’Auditorium realizzato da poltrona Frau.
Ripensando all’edificio connesso con le rampe, l’auditorium sarebbe la terza rampa che completa il percorso di salita e dall’esterno si riconosce per la sua forma aggettante e proiettata verso l’alto.

L’interno è rivestito in legno ed ha un sistema di pannelli inclinabili che permettono un’acustica variabile, adattandosi alle diverse esigenze: dai conocerti, alle proiezioni cinematografiche alle conferenze. Tutti gli spazi interni, Auditorium escluso, sono illuminati da luce naturale, zenitale e non.

Parliamo ora della conferenza, aperta da Francesco Dal Co, direttore di Casabella e Isabella Seràgnoli, gli ideatori di questa giornata.

Alla conferenza sono intervenuti: Francesco Dal Co (direttore Casabella), Francesco Isidori e Maria Claudia Clemente (studio labics), Paolo Pejrone (progetto verde), Pietro Dottor (Dottor Group), Alessandro Marchioni (poltrona Frau), Maurizio Focchi (Focchi), Franco Manfredini (Casalgrande Padana), Enrico Cappelletti (Technogym) e Paolo Tassinari (studio Tassinari-Vetta).

Non mi dilungo a riportare tutti gli interventi ma farò un breve riassunto sui punti principali e i commenti più curiosi.

Gli architetti di studio LABICS hanno raccontato come è nato il progetto: dal concorso del 2006, alla scelta formale al progetto finale. Sottolineano l’idea base: volevano creare un edificio che dialogasse con la città e che svolgesse la funzione di un ponte di collegamento tra questa e l’azienda. I volumi esterni, tutti diversi , sono nati per soddisfare le diverse funzioni degli spazi interni.

I prospetti esterni sono tutti diversi ma uniti dalla scelta di un unico involucro: un involucro che volutamente è neutro per far sì che l’edificio faccia da sfondo e non da protagonista con l’intorno.

Per fortuna esistono gli alberi“. Così ha esordito Paolo Pejrone che si è occupato del progetto degli spazi verdi. Nel suo discorso ha lasciato percepire un certo disaccordo e distacco verso il lavoro degli architetti moderni, soprattutto  verso costruzioni grandi e spigolose… ma senza nessuna critica a riguardo, semplicemente un punto di vista diverso.

Sicuramente Pejrone è un professionista che ama il suo lavoro e soprattutto gli elementi con cui lavora: piante, alberi, sassi, acqua…

Pejrone ha raccontato le difficoltà incontrate nel lavorare con il Comune di Bologna per le restrizioni che impone sui progetti, parlando di fitomassa e percentuali di verde che ogni progetto dovrebbe considerare, senza “guardare un po’ più in là…” Alla fine,dopo molte modifiche e  ampliazioni  della zona dedicata al progetto del verde, ha raggiunto un compromesso con il Comune che asseconda il suo pensiero e mette in equilibrio la natura con l’edificio.

A proposito del laghetto artificiale, che ora si presenta ordinatissimo, tanto che i sassi del fondo sono stati posati uno a uno, si è augurato che in futuro diventi un “piccolo ranocchiaio”, in senso buono, per contrastare l’ordine e la forza del costruito.

Francesco Dal Co è intervenuto per il Laboratorio Morseletto che si è occupato della
pavimentazione e dei marmorini.

Da bravo oratore ha ‘rotto il ghiaccio’ raccontando un piccolo fatto del passato.
Raccontò di quando Frank Ghery si recò al laboratorio Morseletto, accompagnato da lui, Dal Co, in veste di interprete e amico, per farsi fare dei coccodrilli, dei grandi coccodrilli, di pietra da posizionare su una collina in cima ad un campo da golf…

Tornando sui nostri passi…
La scelta cromatica quasi omogenea dei materiali viene spezzata dalla scelta del pavimento in pietra posato da Morseletto con l’inserimento di piccole ‘zampette’ (così le ha definite) nere.

Franco Manfredini, presidente di Casalgrande Padana, azienda che lavora nel campo della ceramica, ha illustrato la facciata esterna del Nido e il progetto per il rivestimento delle cucine.
La facciata frangisole dell’asilo è composta da aste di ceramica colorata, realizzate con la tecnica dell’estrusione, di altezze variabili, assemblate con ancorature che ne permettono la sostituzione, se necessaria, nel tempo.

Per le cucine, pavimenti e il rivestimento delle pareti, sono state utilizzate ceramiche bioattive, eco-compatibili e antibatteriche: bios ceramics.

Alessandro Marchioni di poltrona Frau ha parlato del progetto per l’Auditorium: del pavimento rialzato per poter gestire l’impiantistica; del rivestimento in legno di rovere; dell’isolamento e delle precauzioni per la sicurezza.

Tutti i relatori della giornata hanno esposto il loro parere positivo verso l’iniziativa del Gruppo Coesia e si augurano che questo possa servire da spunto per molte altre aziende, italiane, per far crescere e migliorare il nostro paese.

Il MAST è a tutti gli effetti una realtà nuova per lo scenario italiano, dal punto di vista sia architettonico che industriale, per questo ci auguriamo che sia il primo, e non l’ultimo, di molti altri!

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