Fare l’architetto è come ce lo immaginiamo? L’esperienza di 8 studi di architettura affermati

Fare l'architetto è come ce lo immaginiamo?l'intervista e l'esperienza di 8 studi di architettura affermati

Tempo fa vi avevo parlato della Galleria SP3 e della mostra ’10A gli studi di architettura si raccontano’ in cui esponevano: ARBAU, B+B, bOa studio, Carlana Mezzalira Pentimalli, demogo, EAST, ETB, EXIT, MADE e PROAP ITALIA, tutti studi di architettura della città di Treviso, selezionati per la qualità e l’originalità dei loro lavori.

L’iniziativa della galleria si proponeva a livello locale, voleva far conoscere alla città un settore forse sottovalutato o incompreso, quello dell’architettura, presentando gli architetti alla città attraverso la mostra e le conferenze serali, occasioni in cui sono usciti temi importanti come questioni burocratiche, problemi di committenza, politica, società, esterofilia italiana…

Mi sono avvicinata alla mostra con fare molto curioso, in quanto il mondo dell’architettura sarà anche il mio ambito di lavoro. Già che mi si offriva l’occasione volevo vedere e conoscere più da vicino questi studi che alla fine lavorano nella mia provincia, di cui avevo sentito parlare solo di alcuni, lo ammetto, per capire un po la situazione attuale. Anche se passo la maggior parte dell’anno a Firenze non per questo devo perdermi quello che succede a due passi da dove sono nata. Dieci mi è sembrato un numero altissimo per essere tutti studi di Treviso città ,così affermati, ma soprattutto architetti giovani, under 50!

Sei curioso? Vai direttamente all’intervista

A Firenze si dice: ‘Tiri un sasso e becchi un architetto’  ciò vuol dire che siamo davvero in tanti, ed oggi per avere buone possibilità di lavoro non ci si può solo affidare al caso o alla fortuna ma bisogna avere un buon livello di conoscenze tecniche e capacità che ci distinguano dagli altri, puntare ad essere un’eccellenza in un determinato settore: conoscenza, capacità ed eccellenza sono proprio gli attributi che ho trovato in questi studi.

Con i miei amici e compagni di università, ci interroghiamo spesso su come sarà fare l’architetto, qualcuno si chiede anche se non sia il caso di cambiare lavoro, per esempio puntare sul mondo della moda, consapevoli che tra l’università ed il lavoro ci sia un bel salto e non tutti diventano un nuovo Renzo Piano dall’oggi al domani.

Chi meglio di un gruppo di architetti realmente inseriti nel mondo del lavoro ci può raccontare com’è questo mestiere? Gioie e dolori…

Ho voluto coinvolgere gli studi di architettura della mostra in un’intervista per far emergere quella che è realmente la situazione del lavoro dell’architetto in Italia e in Europa, quanto è come ce lo possiamo aspettare e quanto no, quanto sia bello ma allo stesso tempo non per tutti, in quanto l’ingrediente base è la passione, altrimenti non si superano le nottate di progettazione…ve lo garantisco!

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L’idea di riunire questi studi in una mostra è stata dei soci della Galleria SP3, ed ho voluto sapere proprio dagli studi di architettura coinvolti quali sono i loro pensieri a riguardo, come è stato trovarsi in diretto confronto con molti colleghi e la città in cui lavorano.

Ora vi presento gli studi di architettura che si sono resi disponibili a dedicarmi parte del loro tempo, al fondo di ogni presentazione troverete il loro parere sulla mostra, che io ritengo molto importante. Non sono studi di architettura a caso, vi consiglio davvero di  conoscerli, scoprirete cose interessanti. Oppure vai direttamente all’intervista.

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ARBAU

ARBAU è uno studio di architettura fondato nel 2004 da Marta Baretti e Sara Carbonera a Treviso, entrambe laureate a Venezia e specializzate a Barcellona e ad Amsterdam. Nei loro lavori sono molto attente al tema della trasformazione urbana e pongono particolare attenzione alla qualità dei materiali, alla sostenibilità, alla specificità di luoghi e persone.

Si occupano molto di rigenerazione degli spazi e lavorano nel settore delle case in legno con struttura Xlam.

Arbau sviluppa progetti sostenibili a budget controllato, basati su materiali naturali e sul risparmio energetico. Il rapporto architettura-paesaggio è stato affrontato dallo studio in molti concorsi premiati, come quello per Piazza Barche a Mestre, per il Masterplan di Ostia, per il lago di S. Croce, per il Giardino Vescovile a Bressanone. Arbau studio è stato selezionato in: Medaglia d’oro per l’architettura italiana, Premio Piccinato, Progettazione partecipata dello spazio pubblico-INU, I Festival di Architettura di Parma, Premio Oderzo.

All’attività professionale gli architetti affiancano anche quella didattica nelle Università di Udine e Venezia. La loro idea di architettura è: “trasformazioni nel territorio, un esistente da ripensare”. Per Arbau il progetto di architettura nel contesto attuale non può che ridefinirsi come trasformazione del già costruito, affermando:”Non possiamo più porci come costruttori ex-novo, non solo perché il territorio in cui operiamo è già carico di segni antropici, ma anche perché ne è addirittura saturo. Ciò impone un nuovo approccio progettuale, che esula sia dagli strumenti del progetto moderno, basato sull’ideologia del nuovo, sia da quelli della conservazione, fondata sul valore dell’esistente“.

Credono molto nell’importanza del contesto con le criticità che questo a volte pone davanti ai progetti e proprio per questo richiedono delle trasformazioni partendo dalle risorse che ogni luogo, spazio o manufatto nasconde in sé.

Sia la mostra che le serate sono sicuramente un tentativo positivo di far uscire l’architettura dagli studi di architettura per farla entrare in città. È vero che il pubblico è stato costituito soprattutto da addetti al mestiere, ma è la prima volta che ci capita a Treviso di ritrovarci fra noi per parlare di architettura, per confrontarci e in alcuni casi anche per conoscerci.

Abbiamo apprezzato il carattere libero e colloquiale delle serate e anche il contenuto aperto della tavola. Il passo successivo che sarebbe interessante riuscire a fare è quello di coinvolgere i cittadini, ma anche coloro che dovrebbero occuparsi di architettura come qualcosa che li riguarda da vicino e spesso non lo fanno (politici, imprenditori, giornalisti…), ma questo forse spetta a noi.

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B+B associati

Nel 2001 Renato Bredariol e Marco Bonariol, entrambi laureati allo IUAV di Venezia, fondano lo studio B+B Associati: un laboratorio di progettazione di architetture complesse, articolate, fluide e dinamiche proprio come lo sono i contesti urbani e sociali contemporanei; luoghi di vita e di lavoro a cui dare risposte di architettura.

I lavori di B+B Associati nascono dallo studio compositivo di forme e volumi rigorosi ed essenziali,  di percorsi, di rapporti tra pieni e vuoti, dalla fisicità della massa associata al dinamismo delle linee. Dei loro progetti dicono che si esprimono per contenuti, non per immagini, senza delegare ai materiali e alle tecnologie funzioni risolutive.

Lo studio risponde alla responsabilità dell’attività progettuale con la consapevolezza che ogni “segno” progettuale rimarrà inciso per lungo tempo nella realtà, imponendosi con la sua presenza nella vita, o meglio nella qualità della vita delle persone che entreranno in rapporto con l’architettura realizzata.

La mostra 10A è un sasso caduto nello stagnante panorama architettonico trevigiano; l’occasione per conoscere degli studi giovani e dinamici che, con percorsi intellettuali diversi, si stanno affermando nonostante tutto.  L’enorme partecipazione all’inaugurazione e ai dialoghi del mercoledì sera, momenti culturalmente molto interessanti e vivaci, testimoniano la “sete” di buona architettura.

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bOa Studio

 

bOa Studio viene fondato da Martina Cafaro e Carlo Zavan, entrambi formati allo IUAV di Venezia e al Berlage Institute di Amsterdam. Svolgono l’attività professionale dal 1995 dapprima come Amaca Architetti associati con M. Ferrari e M. Bosio e dal 2011 come bOa Studio.

Questo studio è divenuto negli anni un luogo di approdo di idee e persone che agiscono e collaborano nel campo della cultura architettonica, grazie soprattutto alla partecipazione a concorsi di progettazione che permette di sviluppare temi di ricerca all’interno dell’attività professionali e di coinvolgere altri studi e figure professionali.

Per loro la divulgazione del progetto architettonico rappresenta un momento di riflessione e confronto delle idee: progetti di Amaca architetti associati sono stati segnalati al Premio di Architettura “Equivivere_ per una architettura sostenibile”, al Premio di Architettura Città di Oderzo e al Premio Europeo di Architettura Luigi Cosenza di Napoli.

Dal 2011 collaborano con John Pawson Office alla realizzazione di progetti residenziali in Francia. Questi architetti vantano la pubblicazioni di alcuni progetti in Domus, Il sole 24 ore_Progetti&Concorsi e Edilizia&Territorio, Architectural Design, The Architectural Review, Urbanistica, Paesaggio Urbano. Merita un applauso l’iniziativa ideata da un team di fotografi e architetti di Treviso, alla ricerca di promuovere una cultura specifica che fa dello sguardo sulla città uno dei temi rilevanti da indagare.

La città è investita di fenomeni, alcuni visibili altri meno, ma che agiscono e modificano assetti spaziali e comportamentali; alla fotografia e all’architettura è chiesto quotidianamente di darne testimonianza e interpretazione, ma fino ad ora non c’erano molti spazi deputati a tal fine.

Perché questa iniziativa? Probabilmente perchè negli ultimi 20 anni a Treviso non è mai stato fatto un lavoro adeguato a tal proposito, e di cui rimanesse traccia e punto di riferimento culturale. La nuova giunta ha promesso la creazione di un City center e quindi rimaniamo in attesa, ma ancora una volta dobbiamo sopperire con iniziative individuali a tali mancanze che ritengo siano anomale nel panorama europeo. La speranza è che tale iniziativa continui ad essere seguita non solo all’interno dell’ambito professionale specifico, ma diventi anche un laboratorio aperto, capace di coinvolgere l’anima culturale della città e la sua parte decisionale.

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DEMOGO

DEMOGO è nato nel 2007 da Simone Gobbo, Alberto Mottola e Davide De Marchi, tre ragazzi con esperienze formative diverse svoltesi tra Venezia, Parigi, Lucca e Treviso. Il lavoro dello studio è incentrato sul tema del rapporto complesso tra contemporaneità e contesto, caratterizzandosi per un approccio autoriale legato alle relazioni tra le diverse scale d’intervento, riflettendo una forte propensione verso la dimensione urbana dell’opera d’architettura.

Aspetto centrale è altresì  la costruzione di un proprio lessico materico individuale, inteso come componente poetica da mettere in risonanza con il paesaggio; rinunciando coscientemente ad un semplice processo lineare di sovrapposizione tra opera e preesistenza. Nel 2009 Demogo vince il concorso internazionale Europan10 per il progetto del nuovo Polo Municipale di Gembloux in Belgio, progetto attualmente in corso di costruzione, che vale allo studio anche il premio IQU per Innovazione e Qualità Urbana e sempre con Europan collaborano anche negli anni successivi tanto che nel 2013 Alberto Mottola è parte della Giuria Europan12 Belgio.

Nel 2011 entrano nella Top10 di NIB per architetti italiani emergenti under 40 e partecipano  alla mostra itinerante “Young Italian Architects”. Nel 2013  lo studio riceve la menzione d’onore per il progetto di riconversione dell’ex area Winckler a Marly in Svizzera, ed estende la propria ricerca sulla trasformazione delle grandi aree ed infrastrutture dismesse in Europa.

Lo studio Demogo è il fondatore di “Urbana Research”, una piattaforma di ricerca finalizzata a sviluppare progetti di ricerca e a mettere in connessione gli studiosi che si stanno occupando di rigenerazione urbana all’interno dei diversi contesti internazionali.

Crediamo sia stato un momento importante di riflessione, galleria SP3 e i suoi curatori hanno fatto e stanno facendo un lavoro di messa a sistema necessario. Paradossalmente in un’epoca come la nostra, caratterizzata dall’idea di iperconnessione, il rischio dell’isolamento culturale rimane una delle questioni pressanti che attraversa la nostra generazione.

Va sottolineata, inoltre, l’autonomia con la quale questa piattaforma si è costituita, lontana dalle istituzioni culturali della città, a dimostrare come ci sia uno scollamento tra la cultura dell’architettura e i processi attualmente in atto. Questa distanza è un aspetto preoccupante, qualcosa che smuove profondamente la nostra etica, rinnovando costantemente il nostro impegno e la nostra responsabilità rispetto al ruolo di autori all’interno della contemporaneità.

Infine un ringraziamento va a chi ha partecipato ai Talk, a chi ha animato e accettato la discussione rispetto al futuro della nostra disciplina, a chi costantemente interpreta il ruolo di progettista in senso ampio, a loro va la nostra gratitudine.

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EAST Architecture

EAST Architecture è l’acronimo di European Architects Signorotto & Team, ed è parte dello Studio Signorotto Architettura. Nel 2014 lo Studio Signorotto Architettura ha implementato le sue attività, introducendo oltre a quella dell’architettura, anche la produzione di immagini digitali e rendering con SUPER visualization (Signorotto Unbuilt Project Environmental Render) e di design del prodotto con DOS design (Design Office Signorotto).

La necessità di dividere lo studio in una sorta di “sotto dipartimenti” nasce dal fatto che le persone associate professionalmente a EAST, SUPER o DOS non sono necessariamente sempre le stesse o magari non sono parte di tutti e tre i gruppi; in ogni caso tutti e tre i gruppi sono sotto un unica guida direzionale ed artistica dello Studio Signorotto Architettura e dell’ Arch. Giorgio Signorotto.

EAST Architecture è quindi il settore preposto alla progettazione urbanistica ed architettonica dello Studio Signorotto Architettura.

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ETB

ETB è un atelier di architettura e ricerca urbana fondato nel 2008 da Alessandro Tessari e Matteo Bandiera con sede a Treviso e a Siviglia (Spagna). ETB è particolarmente interessato all’interazione tra idea astratta dell’architettura e la sua tonalità.

Lo studio ha sostenuto lectures nelle principali Università di Architettura, tra le quali l’AAM di Mendrisio, l’ETSAM di Madrid e la FAU-UFRJ di Rio de Janeiro e in diversi Istituti Culturali d’Europa tra i quali la Maison de l’Architecture di Ginevra.

ETB è stato selezionato nell’ambito di numerosi premi tra i quali il NIB 2011, premio ai dieci studi europei di architettura under 40. Nel 2014 ETB ha esposto i propri lavori nella 14a Biennale di Architettura di Venezia.

La mostra A10 ci è parsa un’occasione interessante di dibattito e riflessione. Siamo convinti che la cultura architettonica italiana vada alimentata anche e soprattutto attraverso una discussione aperta, seria ed impegnata con la società civile a partire dalle realtà locali.

Queste occasioni sono utili in tal senso: stimolano un incontro, permettono un dialogo che rompe l’autoreferenzialità compiaciuta dell’architetto portandolo a raccontare e raccontarsi. Saper parlare di ciò che si fa, del personale codice ideativo e della propria lettura del mondo non è un fatto marginale. I sogni di un architetto hanno un peso specifico particolare perché sono destinati a strutturare la realtà.

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EXIT è uno studio di architettura nato nel 2006 a Treviso dopo varie esperienze maturate in Spagna e Portogallo da  tre architetti: Francesco Loschi, Giuseppe Pagano e Paolo Panetto. Affrontano progetti a varia scala, cercando di mantenere, nonostante i vari livelli di complessità di ogni lavoro, come leitmotiv un interesse per lo spazio in tutte le sue declinazioni, per i processi e i nessi logici che costituiscono l’ossatura di ogni ragionamento architettonico e per i materiali.

La galleria SP3 è uno spazio bellissimo per esporre. La selezione degli studi di architettura è molto valida e mostra come in una città relativamente piccola ci sia un alto numero di studi interessanti che stanno portando avanti ricerche e progetti importanti.

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PROAP ITALIA

PROAP è una società d’ingegneria che lavora nell’ambito dell’architettura del paesaggio dal 1986. L’attenzione di PROAP è focalizzata sul come operare piuttosto che sulla definizione di paesaggio. Lo studio opera attraverso la decodifica degli elementi naturali, l’interpretazione dell’essenza della forma, per definire un modo di operare metabolico, percettivo, funzionale.

Natura, artificio ovvero paesaggio. PROAP, con il suo direttore João Nunes, rappresenta un gruppo di professionisti con diverse specialità che mettono in discussione i limiti della professione e delle convinzioni acquisite con alcuni punti fermi, frutto di un pensiero sedimentato, una cultura del paesaggio. PROAP è specializzata nelle seguenti attività: progetti di architettura del paesaggio; master plan; valutazioni ambientali; gestione di progetto e gestione di costruzione; disegno urbano e pianificazione.

Andrea Menegotto fonda nel 2008 la società PROAP Italia srl, di cui è legale rappresentante e direttore tecnico, con i soci di PROAP – Estudos e projectos de arquitectura paisagista, Lda di Lisbona. La società si occupa di architettura del paesaggio, ambiente e pianificazione territoriale. Oggi la sede principale di Lisbona, Portogallo, è collegata alla sede di Treviso, in Italia ed alla sede di Luanda, in Angola. Il gruppo è composto da architetti paesaggisti, architetti, ingegneri, artisti.

La mostra e le serate collegate hanno dimostrato la diversità degli architetti anche negli allestimenti oltre che nella filosofia e negli interessi. Mi sembra abbia anche riscosso un certo successo nella tranquilla Treviso. Trovo interessante l’iniziativa, in fase di rodaggio, e l’esperimento è promettente per diventare qualcosa di più strutturato e propositivo. Vedremo…

 

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Vi sono piaciuti? Sicuramente vi siete fatti un’idea su questi architetti, le presentazioni dicono molto e fanno emergere le particolarità di ognuno: c’è chi è più concentrato sull’urbanistica, chi sulla sostenibilità, chi sugli interni ecc. Per questo motivo le domande dell’intervista non sono poche, anche se ne avrei fatte molte di più, e cercano di coprire tutti i campi principali…comprese piccole curiosità!
Ogni studio ha risposto liberamente alle domande senza ovviamente sapere le risposte dei colleghi e non sempre sono in sintonia…

Scopri l’intervista agli architetti!

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