Architetto cerca lavoro. I consigli di un professionista: Giovanni Lucentini

Architetto cerca lavoro. I consigli di un professionista: Giovanni Lucentini

Se ti trovi a scrivere su Google “Architetto cerca lavoro” significa che possiamo darti alcuni suggerimenti. Gli architetti che ce l’hanno fatta possono darti una mano, oggi è il turno dell’Architetto Giovanni Lucentini che ha gentilmente risposto alle nostre domande. Laureato nel 1997 è titolare di un piccolo studio di architettura di 7 mq. a Palermo. Premiato con 4 World Architecture Community Award (14 volte nella shortlist dello stesso premio).

Cosa può fare un giovane architetto/designer che non trova lavoro presso gli studi di architettura?

“Molto conta la scelta dell’Università. Io sono meridionale, siciliano e penso sia un grave errore insistere a laurearsi in Sicilia. Credo che anche se si fatica di più è meglio laurearsi in una città che offre possibilità economiche. Scegliere una buona Università (magari non all’inizio per iniziare un corso del sud può andare bene) quello che importa e la laurea che per la parte finale deve essere fatta in una Università di buon livello.

Conviene partire da studente (gli ultimi due anni prima della laurea) costruendo un percorso significativo di relazioni che ti permettono di avere contatti che puoi sfruttare sotto il profilo professionale. Un mio amico ha lavorato a Genova per anni presso un grande studio il cui titolare è stato anche il suo correlatore alla tesi finale.

Ultimamente questo discorso è stato recepito tanto che oltre 7000 persone ogni anno abbandonano la Sicilia per iscriversi in un Università del nord. A fronte di poco più di 17000 che si immatricolano in Sicilia ogni anno (erano quasi 29000 nel 2004-2005).
Forse non è necessarissimo partire all’inizio, credo che anche se si affronta il triennio al sud e il biennio al nord funziona. Perché si deve evitare lo spaesamento che può aversi quando ci si trova catapultati fuori senza esperienza. Per cui meglio fare il triennio al sud secondo me.

Lo stesso discorso va fatto se si vuole iniziare un percorso professionale all’estero. Occorre creare le condizioni per ambientarsi e quindi il percorso che si fa inserendosi da studente (non erasmus che è un tempo troppo breve) è sicuramente più utile.
Ecco chi già è laureato penso debba cercare solo contatti e trovare strumenti per collaborare con chiunque fuori dai suoi confini territoriali. Partire col fare concorsi e altro simile. Mettersi a confronto e crescere nella prima fase della professione. Non avere fretta di fare tutto e subito. Poi usare i contatti che si creano per cercare di farsi invitare all’estero.”

Architetto cerca lavoro. Ma dove può cercare lavoro?

“Penso che dati i numeri di laureati e la corrispettiva crescita economica ormai costante da molti anni convenga rivolgersi al mercato dell’est Europa (Polonia, Lituania, Estonia) li si hanno ancora buoni rapporti architetti clienti intesi come numero di clienti molti per architetto. Mercati in crescita livelli di corruzione più bassi che in molte aree d’Italia.
Penso che Londra o Parigi (che costituiscono oggi le scelte prevalenti) siano delle scelte sbagliate, intasate carissime se uno vuole fare un esperimento deve cercare paesi accoglienti dove il costo della vita è basso per potere provare almeno uno due anni.”

In cosa può specializzarsi?

“Io mi sono sempre considerato un tuttologo in architettura ma credo che oggi bisogna partire da una base il più possibile larga per avere la possibilità poi di costruire alternative ad un percorso che non deve essere necessariamente rigido.
In questo momento va l’architettura ecologica e la bioarchitettura o anche progetti che riguardano il miglioramento energetico degli edifici. Io credo comunque che nessuno abbia una sfera magica e può capire se questo riguarderà un futuro prossimo o riguarderà un periodo lungo e rappresenterà la scelta professionale vincente per il futuro. Per questo conviene sempre porsi nella propria formazione il problema di trovare alternative. Occorre costruire una formazione flessibile.”

Quale pensi sia il futuro della professione?

“Penso che molti si inventeranno lavori che soprattutto in paesi ricchi garantiranno occupazione. Io sono interessato all’idea degli architetti che si occupano dell’immagine da dare ai cibi di un ristorante ma credo che molte branche si apriranno per professionisti nel settore del design o dell’architettura nei prossimi anni.
Per questo bisogna mantenere una professionalità onnivora, guardare il mondo eliminando tutte le puzze sotto il naso che le accademie italiane costruiscono nel percorso dei laureati italiani soprattutto al sud (sono spesso dettate da invidie e gelosie dei professionisti mediocri che fanno i docenti per diciamo scienza infusa).”

Grazie a Giovanni ora avete le idee più chiare? Vi consiglio di leggere anche gli altri post per avere un quadro completo:

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