Biennale di Venezia 2016: Arsenale

Biennale di Venezia 2016: un giro all'Arsenale

La Biennale di Venezia 2016 con la 15.Mostra Internazionale di Architettura curata da Alejandro Aravena offre ai visitatori un viaggio scenografico e riflessivo al tempo stesso, in tutti i luoghi della mostra attraverso pensieri architettonici e progetti provenienti da tutto il mondo.

La sede dell’Arsenale, per la sua conformazione spaziale e formale, offre lo scenario giusto per un viaggio nel paese delle meraviglie dell’architettura, tra progetti ed installazioni che non lasciano indifferenti. Vediamone alcuni.

Biennale di Venezia: Corderie dell’Arsenale

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L’ingresso alla Biennale di Venezia 2016 inizia dalle Corderie dell’Arsenale, dove ad accoglierci c’è una cascata di profili in acciaio. La grande installazione d’ingresso, opera di Alejandro Aravena, è stata realizzata con materiali di recupero provenienti dalla precedente Biennale d’Arte: tavolette di cartongesso e profili d’acciaio. Primo impatto importante con il tema del riciclo e del riuso su cui si appoggia tutta l’organizzazione di questa Biennale di Venezia 2016. Alle pareti ci sono delle postazioni digitali che illustrano le fasi della preparazione della mostra con video, foto e commenti.

Lightscapes

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Un’installazione luminosa che riproduce il fenomeno atmosferico dei raggi solari visibili in un esperienza sensoriale coinvolgente. È Il progetto di Transsolar KlimaEingineering e l’architetto tedesco Anja Thierfelder : attraverso il passaggio in uno spazio ombroso illuminato solo dai raggi di luce vuole far ragionare sulle identità locali dei posti e sulle risorse tipiche di ogni luogo e che vengono dimenticate. Per loro lavorando utilizzando le risorse di un luogo aiuta il progetto a dotarsi di una forte identità che in altri casi andrebbe persa o nascosta. Lightscapes non è un esperimento estetico ma il mezzo per attirare l’attenzione e lanciare un messaggio: cercando soluzioni su misura , sostenibili ed estetiche per distinguersi dalle tendenze architettoniche globali ed andare verso un’architettura più consapevole.

Aequilibrium

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Un grande infinito rosso costituito da tanti piccoli pezzi in acciaio saldati tra loro per creare una struttura continua e autoportante, senza la necessità di sostegni verticali. Equilibrium è il progetto di C+S Architects per la Biennale di Venezia 2016, in linea con il tema Reporting from The Front porta il visitatore ad un nuovo punto di vista temporaneo, come la signora sulla scala (vedi qui). La sinuosa struttura avvolge una colonna delle Corderie dell’Arsenale, come un abbraccio tra futuro e passato.
Un percorso continuo, lineare e senza scalini, in cui il visitatore sale gradualmente, cambia punto di vista sull’intorno, e altrettanto gradualmente ridiscende fino al punto di partenza.  Il punto forte dell’installazione di C+S Architects è l’aver saputo trasmettere l’idea di stabilità con una struttura in sé instabile, resa stabile grazie alla continua contrapposizione di forze e momenti. Sono tanti i paragoni che si possono fare con questo percorso, uno su tutti la vita.

Full Fill Home

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L’architetto indiano Anupama Kundoo porta all’Arsenale un prototipo a scala reale di casa low-cost e bagno prefabbricato. Il progetto nasce dall’idea di casa low-cost non solo in termini economici ma soprattutto in termini di materiali ed energie rinnovabili, mettendo in pratica tutte le ricerche sul campo effettuate negli anni da Anupama Kundoo.  Full Fill House è un edificio realizzato interamente con moduli di ferrocemento, prefabbricati ed impilabili l’uno sull’altro. Il ferrocemento permette di realizzare facilmente i blocchi con poche conoscenze tecniche ad un basso impatto ambientale, in questo caso alla pasta del ferrocemento sono state mescolate delle polveri naturali colorate per rendere l’ambiente più colorato e accogliente nonché distinguere i piani d’appoggio.

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I vuoti che si creano nei moduli, perfettamente resistenti, sono la soluzione per riporre tutto ciò che serve in casa, dai vestiti ai libri al cibo. All’interno la casa è lasciata vuota lasciando alle pareti la parte funzionale, compreso il blocco cucina. Collegata alla casa si trova Easy WC, una cabina con servizio e doccia contraposte con nel mezzo un lavabo. La struttura del bagno è composta da 6 elemento prefabbricati in ferrocemento.
La struttura presente alla Biennale di Venezia 2016 è stata realizzata da un gruppo di ragazzi all’interno di un Workshop con la collaborazione di Rebiennale, gruppo che si occupa del riutilizzo di elementi e materiali provenienti dalla precedente Biennale d’arte.

Droneport Prototype

Il Droneport Prototype è il primo progetto con cui The Norman Foster Foundation partecipa alla Biennale di Venezia. Si tratta del prototipo, in scala reale e realizzato in loco, di un Droneport per un progetto rivolto all’Africa che prevede la costruzione di una rete di Droneport per distribuire più facilmente medicinali ed altri generi di necessità alle popolazioni meno raggiungibili dell’Africa, per mancanza di infrastrutture. Questo prototipo apre la strada ad una nuova tipologia di edifici, che guarda ad un futuro in cui la sua versatilità d’uso potrà servire alla comunità, non solo come Droneport. L’idea di base del progetto è ‘fare di più con meno’ da qui la struttura a volta in mattoni con 4 minimi appoggi a terra: permette di lasciare fruibile una maggior area ed allo stesso tempo è una struttura facile da costruire. Un progetto che unisce un alto livello di conoscenze tecnologiche ad affermate conoscenze architettoniche.

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L’intero progetto del Droneport oltre alla struttura per permettere un atterraggio sicuro dei droni, comprende: una clinica, un negozio per la fabbricazione digitale, una sala per la posta, e un centro di scambio, entrando così a far parte della vita delle comunità locali.

Waterfront Atlas

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Waterfront Atlas è una piattaforma galleggiante in legno che unisce le conoscenze locali sull’acqua con quelle delle popolazioni di Makoko, Lago. Il progetto curato dallo studio  NLÉ  ha lo scopo di individuare , raccogliere e coltivare l’intelligenza delle comunità e delle città che in qualche modo hanno una connessione con l’acqua, per colmare le disuguaglianze migliorando le condizioni sociali , economiche e ambientali in tutto il mondo. La mostra si trova all’interno di una struttura lignea galleggiante che è il prototipo di una soluzione per vivere sull’acqua.

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Foto: Giorgia Ceccato

 

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